Pietra Filosofale (Ceresole Reale, valle Orco), 27 agosto 2016

Pietra Filosofale (Ceresole Reale, valle Orco), 27 agosto 2016

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Sabato pre-vacanziero sia per Gianmarco che per il sottoscritto: domani parto – armi e bagagli, con tutta la famiglia – destinazione La Grave, nel massiccio degli Ecrins; lui martedì si imbarca con la fidanzata per un viaggetto in Irlanda di una decina di giorni. Per questo motivo decidiamo di dedicare una mattinata all’arrampicata, disciplina che quest’estate abbiamo un poco snobbato a favore delle uscite di puro ravanamento…si va in un luogo che entrambi amiamo molto e che conosciamo quasi come le nostre tasche, Ceresole Reale. La meta è la falesia chiamata “Pietra Filosofale”, posta sul lato meno nobile della valle dl’Orco, quello destro (orografico), di fronte (o meglio, al cospetto) del Serget e delle grandi vie del Nuovo Mattino.
La falesia è molto bella: immersa nel bosco di conifere, ai piedi vi è un bel prato dove si può tranquillamente oziare tra un tiro e l’altro e dove possono venire le famiglie con prole al seguito poiché non v’è alcun pericolo. Vi sono in tutto una quindicina di tiri, dal 5a al 7b, più alcune chicche (come un camino, da farsi in top rope) sparse qua e là. Alcune vie sono in fessura, altre (le più difficili) salgono i muri a reglette, alcuni particolarmente strapiombanti, caratteristici delle placche di gneiss della valle dell’Orco. La roccia è – manco a dirlo – fantastica. I tiri sono alti tra i quindici e i venti metri; per cui chiudendo un mezza dozzina di tiri già si riesce a fare anche un discreto allenamento in un’ottica di resistenza. Merce sempre rara in questa valle, questi monotiri sono attrezzati in stile “arrampicata sportiva”, per cui le protezioni sono sempre poste a distanza ragionevole le une dalle altre. Chi vuole – come abbiamo fatto noi oggi – può portarsi una serie di Camalot e/o di blocchetti, giusto per esercitarsi un po’ all’uso delle protezioni veloci: le fessure non mancano. Al termine delle vie sono state piazzate soste a due spit con catena e moschettone di calata (speriamo che resistano: qualche tempo fa qualche buontempone aveva deciso che erano di troppo e si era portato a casa moschettoni e catene!). Ci si può anche allenare solo in top rope poiché le soste sono raggiungibili aggirando la falesia sulla sinistra e salendo, in pochi minuti, sul plateau sommitale della struttura.
Il muro dove sono state tracciate la maggior parte delle vie è rivolto ad est; esso prende pertanto il sole già dal primo mattino. Fortunatamente (per lo meno, quando si arrampicata nelle giornate più calde) vi sono alcuni abeti che lo proteggono dai raggi. Comunque d’estate, quando fa particolarmente caldo, è meglio venire ad arrampicare dopo l’una o le due del pomeriggio. Nelle altre stagioni si può tranquillamente arrampicare a qualsiasi ora del giorno; secondo me si può tentare anche d’inverno, per lo meno nelle giornate meno fredde vista la favorevole esposizione (innevamento permettendo, ovviamente…).
Per ciò che concerne la logistica: usciti dalla galleria che conduce a Ceresole, si superano sulla destra alcune costruzioni sparse nei prati e dopo circa 400-500 metri dal termine del tunnel si prende sulla sinistra una diramazione che conduce, in discesa, al bar del fondo e alla frazione Ghiarai. Parcheggiata l’auto nel parcheggio adiacente al bar (o alla zona calcetto-parco giochi), ci si incammina sul ponte che attraversa il torrente Orco verso la frazione Ghiarai. Camminando sulla sterrata, si costeggiano alcune belle ville sulla sinistra; la sterrata sale prima dolcemente, poi un po’ più decisa sino ad un bivio: si prende il ramo di sinistra che prima in discesa, poi in falso piano, conduce ad una costruzione utilizzata come colonia estiva (la si trova sulla destra); da qui, camminare per alcune decine di metri e si arriva alla falesia, la quale rimane sulla destra della carrareccia (calcolare in tutto 10 minuti dall’auto, 15 al massimo prendendosela comoda).
Noi abbiamo salito un 5c in fessura (“Harry Potter”, secondo me la via migliore tra quelle più facili), un 5a, un 6c (“Basilisco”, arrampicata su placca, prima, e su muro a reglette, poi; devo dire piuttosto faticoso), e un 6a. Buone le sensanzioni in arrampicata; pensavo peggio, poiché ogni volta che torno ad arrampicare dopo aver lasciato trascorrere qualche mese è sempre un poco traumatico. Alla fine è stato un ottimo allenamento per riprendere confidenza con scarpette e magnesite (anche se, in tutta onestà, parliamo comunque di difficoltà medie o medio-basse). Nessuno dei tiri è banale, sia chiaro…ma – oserei dire – ci sono cose banali in valle Orco?

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